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CRUTO
Terzogenito di Giacomo "mastro da muro" e di Giuseppa Bruno "benestante", Alessandro Cruto
nasce a Piossasco il 24 maggio 1847. Frequenta le scuole elementari,"poscia mio padre volendomi far istruire in modo che riuscissi un discreto capomastro, mi mandò a passare due inverni a Torino, dove andavo a scuola privata di architettura e di geometria dall'architetto
Reycend. In seguito mi procurai libri dove studiai Aritmetica Argebra Fisica e Chimica. Tutto ciò, lo confesso in un modo molto disordinato. Quando lo potevo assistevo pure a lezioni di Fisica sperimentale e di Chimica alla R.a Università di Torino; e tutto finì li". Obbligato dalle ristrettezze economiche famigliari a seguire il padre nel lavoro edile non rinuncia, grazie anche a un piccolissimo prestito della madre, ai suoi studi e alle prime esperienze di laboratorio, aperto a Piossasco nel 1872.
Nel 1874 riesce ad ottenere dal Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio la "privativa
industriale del Nuovo sistema di graduazione nei termometri" e fino al 1879 concentra
essenzialmente la sua attività nella ricerca del diamante artificiale. La sera del 24
maggio 1879, obbedendo a una sua vecchia passione, si reca al Museo Industriale di Torino
"ad assistere a quella delle conferenze che dava allora il professore Galileo
Ferraris...Una gran folla si pigiava in quella sala, io, per mia disgrazia, arrivai un
poco in ritardo, non potei apprendere gran che, ma tuttavia vi appresi la parte storica
della lampada ad incandescenza". Tornato a Piossasco nel suo laboratorio ormai
stipato di alambicchi e "macchinette" annota sul suo diario: "Prima i lavori sulla cristallizzazione del carbonio si contendevano il campo col mio sistema di misura delle temperature. Ora abbandonato questo se lo contendeva
coll'illuminazione elettrica". Ottiene dal professore Nacari il permesso di usare gli apparecchi del Laboratorio di Fisica della Regia Università di Torino e il 5 marzo 1880 riesce ad accendere la sua prima lampadina elettrica usufruendo della corrente fornita da una batteria di pile
Bunsen. All'interno del bulbo vetroso il Cruto introduce filamenti di carbonio puro "della sottigliezza di un capello, di sezione uniforme, avvolti a spira, elastici, di splendore dell'acciaio brunito, e quello che è più meraviglioso, vuoti nell'interno, cioè conformati a tubo capillare. Uno speciale attacco flessibilissimo in tutti i sensi venne pure studiato dall'inventore per la sospensione della sua lampada a incandescenza. L'illuminazione è delle più belle: la luce Cruto è divisibile come quella del
gaz, è costante, limpida, molto meno costosa delle altre luci elettriche, costituisce insomma una vera scoperta".
 Alessandro Cruto. Ritratto (1883)
Sul finire del 1881 e l'inizio del 1882, in occasione dell'illuminazione di un tratto di
via Roma con lampade Swan, Cruto conosce l'ottico torinese Bardelli col quale costituisce
il 25 febbraio 1882 "una Società in accomandita col nome di A.Cruto e Comp. I miei
soci (gli onorevoli Carlo e Luigi Favale e Carlo Bechis in rappresentanza del banchiere
Nicola Bianco) si sarebbero impegnati di fare un primo versamento di lire cinquemila allo
scopo di far fronte alla spesa per la continuazione degli studi e l'esercizio
dell'invenzione". Alcuni giorni dopo la stipulazione del contratto Cruto deposita
presso la Prefettura di Torino domanda "per ottenere la privativa industriale sopra i
perfezionamenti da me ottenuti", apre un nuovo laboratorio-fabbrica dotato
"degli apparecchi e dei prodotti necessari" e per la prima volta assume un
operaio "un certo Bardelli Giuseppe giovane di 16 o 17 anni" al quale ben presto
si affianca Ettore Gioy Levra indispensabile "operaio soffiatore" giunto da
Roma.
Sempre nel "febbrile anno"1882 il nostro inventore "nato col bitorzolo del fisico" decide di partecipare all'Esposizione di Elettricità a Monaco di Baviera dove "la mia piccola esposizione fu oggetto di molta curiosità per quanti si interessavano delle lampade ad incandescenza; fu ben accolta e fu oggetto di buoni articoli sopra giornali seri d'elettricità". Il 7 marzo 1883 alla presenza dei professori
Ferraris, Morra, Denza, Jervis del Regio Museo Industriale di Torino e dell'ing.
Fadda, capo ufficio presso la Ferrovie dell'Alta Italia Cruto presenta un nuovo perfezionato modello di lampada: "L'esito corrispose ed anzi superò le aspettative. Erano nello stesso circuito 4 lampade di 4 candele, 32 lampade di 8 candele, 18 di 16 candele, e 2 di 32 candele; ebbene, tutte queste lampade di così
diversa forma si illuminano con perfetta regolarità ed uguaglianza, tramandando tutte
egualmente una luce fissa e vivissima". Sono le stesse lampade che la sera del 16
maggio illuminano per la prima volta le vie, le case di Piossasco e "dodici dei
sedici ambienti contenuti nella galleria delle camere elettriche"; della Mostra d'elettricità, attrattiva tra le "più notevoli e interessanti" dell'Esposizione Nazionale di Torino del 1884. L'Esposizione sancisce il definitivo successo dei prodotti della Società A.Cruto di Torino: "a Ginevra venne illuminato il grandioso salone del battello Mont-Blanc che fa servizio di trasporto su quel lago. Da alcuni mesi poi si stanno fabbricando su vasta scala lampade a sistema Cruto dalla Casa Mildé di Parigi, concessionaria del brevetto per la Francia. Anche dalla lontana America, a Cuba a New York le lampade Cruto sono favorevolmente conosciute e apprezzate, e la Società ricevette da questi paesi offerte per i brevetti".
Lampada a filamento Cruto. Prospetto e sezione (1883)
L'11 aprile 1885 con atto notarile rogato Cassinis si costituisce la "Società
Italiana di Elettricità-Sistema Cruto...sottentrata alla Ditta Cruto e C.". Scopo
primario: "esercitare i brevetti della Società...nonchè quegli altri che venisse in
seguito ad acquistare, colla fabbricazione e collo smercio di lampade elettriche,
utilizzando anche la forza motrice del suo stabilimento di Alpignano". Il capitale
sociale è stabilito in L.500.000 diviso in 1000 Azioni di L.500 caduna; Cruto è nominato
Amministratore, Carlo Bechis Amministratore delegato con funzioni di direttore tecnico;
gli uffici vengono collocati a Torino nella centrale via Santa Teresa 2. Il vecchio e
ormai angusto laboratorio di Piossasco non è più idoneo, occorre "portare la
fabbrica in località dove si avesse una sufficiente forza idraulica, il che non poteva
aversi in Piossasco". Inizia rapida la ricerca di un luogo appropriato. "Una
domenica (di giugno) andammo in Alpignano dove vi era allora un molino pesto da canapa e
torchio da olio (dei fratelli Falconet). Ci siamo fermati sul ponte a vedere, si può dire
a volo d'uccello quello stabilimento fabbricato sul letto della Dora. Come era allora
aveva un aspetto orrido. Il prezzo di vendita non era troppo elevato, occorrendo la forza
idraulica si poteva portare fino a 200 cavalli vapore. A tutti i miei colleghi
piacque...la Società lo comprò per lire cinquecentomila; fece fare il progetto di
costruzione dello stabilimento dall'ing. Gerolamo Taddei, allora anch'esso consigliere
d'amministrazione; si diede l'impresa ai f.lli Boggio". Il 25 luglio 1885 Carlo
Bechis chiede ufficialmente al sindaco di Alpignano Antonio Ratti il "permesso di
appoggiare il nostro nuovo opificio alle costruzioni del Ponte sulla Dora". E'
l'inizio di un lungo e proficuo rapporto che legherà l'Amministrazione Civica alla
Società. Il 25 settembre, infatti, il Consiglio Comunale con propria deliberazione
"ritiene di somma importanza per questo Comune l'impianto dell'industria Cruto.
Mentre in massima si propone di favorire l'erezione in Alpignano, riconosce indispensabile
alcune cautele da proporre per riguardo alla conseguente vincolazione del ponte sulla
Dora". Si incarica pertanto lo stimato e noto ingegnere Amedeo Peyron di redigere
puntuale e dettagliata relazione sul progetto presentato "dall'Ing. Taddei".
L'anno successivo la "grandiosa fabbrica" è ultimata: "occupa un'area degli antichi fabbricati del molino, fucina, pesta da olio e da canapa e buona parte del letto del fiume, ingombrando una pittoresca veduta...La produzione giornaliera è di 1000 lampade di varia intensità; gli operai erano 26 e lavoravano per una lira al giorno. I maestri vetrai venivano in parte da Venezia, in parte dall'Olanda". Inserita nel vecchio borgo alpignanese va ad arricchire il numero degli opifici già presenti sul territorio.
Al nuovo "opificio di luce" Cruto va solo di tanto in tanto, ma forti disaccordi con
l'ing. Zino, direttore tecnico presto allontanato, costringono Alessandro a riprendere
personalmente la direzione dello stabilimento. "Presi in affitto un alloggio in casa
Soffietti e feci venire con me mia sorella (13 giugno 1887). E' allora in Alpignano che
coi miei quarantanni suonati Cupido mi prese a padroneggiare. Là conobbi la signorina
Libera Camandona che tutti mi decantavano come modello di virtù". Il fidanzamento è
brevissimo, il 17 ottobre viene celebrato il matrimonio. Sul finire dello stesso anno
"la società s'incaricò di fare l'impianto di illuminazione pubblica di Alpignano e
della stazione"; per la prima volta le "tortuose vie della borgata" avrebbero avuto una "candida luce". Il 23 settembre si inaugura con "festa popolare" l'illuminazione pubblica a "luce elettrica sistema
Cruto. Splendido banchetto di circostanza nel setificio Chiesa con intervento dei rappresentanti della Stampa e di varii personaggi cospicui. Rallegrò la festa una scelta Banda di Avigliana diretta dal signor
Dematteis".
Opificio Cruto, Ponte Vecchio, Masso
erratico (1913)
Proseguono e si intensificano in questo periodo i forti dissidi con l'amministratore Bechis e il tecnico Barberis che spesso propongono persone, macchinari o modifiche alle lampade che
Cruto, nonsolo ritiene inutili, ma addirittura dannosi. La nascita della primogenita Rita, l'11 giugno 1889, e la messa a punto di un nuovo metodo per economizzare il platino nella
fabbricazione della lampada, poi brevettato nel 1891, non bastano a riportare serenità in
casa Cruto. "Il mio morale offeso finì per agire anche sul fisico e mi ammalai di
forte malattia nervosa". Dopo soli tre anni Alessandro scrive sul suo diario:
"Ho dovuto infine allontanarmi da Alpignano per non morire di crepacuore"; la
partenza è fissata per la fine di maggio 1891. "Me ne venni colla famiglia ad
abitare in Torino", nella casa sita in via Pio V che vedrà la nascita nel 1892 di
Alfonso, stimato professore di Chimica biologica presso la R.Università di Roma
prematuramente scomparso nel 1935, e nel 1897 di Lea deceduta a Piossasco nel 1957. Il
rapporto tra Cruto e il "suo" opificio diventa sempre più epistolare.
Gli anni del nuovo secolo vedono per il paese di Alpignano la diffusione continua e capillare della luce elettrica non solo negli edifici pubblici e nelle case private. Molti sono infatti gli atti deliberativi che testimoniano la tendenza costante dell'Amministrazione Civica per un "reale bisogno d'ampliamento di illuminazione", anche oltre il proprio territorio.
Per la "Società già Cruto" il monopolio sugli ingrandimenti degli "impianti e delle condutture elettriche" con collegamenti tra Rivoli, Alpignano, Pianezza e Torino sono da un punto di vista finanziario un ottimo biglietto da visita. Dopo una brevissima parentesi, gestita dalla
"Società Dora" con sede in Genova, gli stabilimenti alpignanesi vengono acquistati nel 1910 dalla Edison Clerici di Milano per la produzione e diffusione su scala internazionale della "lampada Z" venduta "con tanto di tricolore sulla carta". La nuova gestione, in questa fase iniziale, continua a lavorare sul potenziamento della rete per la distribuzione dell'energia elettrica. Nel 1914 si concedono linee "secondarie per l'illuminazione pubblica e privata, riscaldamento e applicazioni agricole nei Comuni di Rivoli, Alpignano, Pianezza, Rosta,
Buttigliera, Avigliana, Rivalta e rispettive frazioni".
Nel 1918 L'Amministrazione Civica delibera l'indispensabile costruzione di "una nuova centrale
a valle del ponte di Alpignano e la relativa sistemazione del canale di derivazione
denominata Bealera di Grugliasco", che va a sostituire l'ormai obsoleta e non più
sufficiente centrale ubicata "in regione ghiaro". Alla Società milanese con
R.Decreto 31 ottobre 1919 viene concesso "di aumentare la derivazione d'acqua dalla
Dora Riparia in territorio di Alpignano fino alla portata di moduli 131,25", con un
aumento di "oltre 500HP".
Il successo dell'azienda si arresta nel 1922 quando la Edison Clerici decide, a causa della crisi industriale nazionale, di concentrare tutta la produzione a Milano; gli stabilimenti
alpignanesi sono messi in vendita. Solo nel 1927 l'ingegnere Silvio Marietti, già
direttore della precedente Società, riesce a vendere le fabbriche al complesso olandese Philips; nel 1928 riprende l'attività per "300 operai tra cui 250 donne". Il
vecchio opificio è trasformato in mensa aziendale e dopolavoro.
Cruto non è da molto tempo protagonista e testimone del seguire rapido degli eventi di fine e inizio secolo. Allontanato dalla Società il 1 febbraio 1895 divide le sue giornate tra la casa torinese di corso Vittorio Emanuele 32, dove si spegne a soli 61 anni il 15 dicembre 1908, e il suo amato laboratorio di
Piossasco. Con costanza e pazienza torna ai suoi studi, alle sue ampolle: "in primo luogo di fabbricare il carburo di piombo cristallizzato che per la durezza potrà ricevere applicazioni alle industrie e per scopo ornamentale", ma anche
"apparecchi per studiare l'elettricità atmosferica", esperimenti sotto il
titolo "Lampada ad incandescenza a microlanuggine" e vera bizzaria la
"Mosca elettrica", sorta di giocattolo scientifico.
Di lui ad Alpignano rimangono, e non è poco, lo stabilimento ora sede della "luminosa" Biblioteca Comunale, una sinuosa breve via del centro storico e una riflessione: "Pensare,
analizzare, inventare non sono atti anomali, sono la normale respirazione
dell'intelligenza". Alessandro Cruto ne ha sicuramente fatto uno stile di vita.
da:
Marina Baudraz e Laura Palmucci (a cura di), Alessandro Cruto ad
Alpignano: nasce una fabbrica si illumina un paese, Alpignano,
Comune di Alpignano,1998
(in distribuzione gratuita presso
la Biblioteca Comunale)
Ecomuseo
Sogno di luce: Alpignano la lampadina di Alessandro Cruto
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